forse è durante il giorno che bisognerebbe ubriacarsi
così che alle bocche sia dato tempo di non combaciare
alle mani quello di non indugiare
alle voglie di non diventare voglie
e al pensiero di non lasciare decifrare l'unica sentenza che il buio gli fa credere possibile
la mano sfiora il bicchiere
liscio
lo risale fino all'orlo
avvolge
lo sguardo raggiunge alfabeti
sospesi
il non trova ostacoli
spinta
senza svelare le quinte
l'onda si ritira
lo guardava a distanza e lo stringeva attraverso lo sguardo come se volesse sentirne le spine.chissà se lui riusciva ad immaginare quello che le stava capitando, e se, riuscendo a farlo, avrebbe pensato che non lo riguardava.questo la spingeva a portare il suo sguardo fuori dai muri, nella direzione del vento
solo li sentiva il rumore del mare, echi di cose umane, risate, parole, bisbigli, lanciati tra un confine e l'altro del tempo
c'erano delle verità che lei chiamava
le verità circolari
quelle che si sostenevano da sole, alimentate da forze, da istanze sbilanciate, talmente sbilanciate da sostenersi per difetto
c'era
quel taglio di luce
e lui che sorrideva dagli occhi
e quella confusione allegra
un cane divideva il suo cibo
lì accanto a quella porta
c'erano sguardi
e odori e sudori
e un lembo di stoffa
a pulire gli umori
per fare una corrente d'aria servono due finestre aperte
inizierà a fare freddo e vento e pioggia
io non ho voglia di freddo di vento di pioggia
io adesso la mia finestra la chiudo