ho origliato i dialoghi tra testa e pancia
-puoi fidarti del fuoco a condizione di sapere che la sua legge è di estinguersi o di bruciati-

è come guardare un fiore fiorito, senza primavera e senza stagione.nessun domani da aspettare, nessun presente da vivere.senza un perchè e con i suoi perchè.viaggia chissà dove in cerca di tregua.domanda al sole di sorgere, alle nuvole di lasciare passare la luna e alle stelle di brillare ancora un po'.un malessere da nascondere dietro quello che mai sarà possibile.sospensioni tra bene e male in un attesa che richiama il miraggio atteso, tra rosso e nero, che lasciano presagire l'arrivo ora degli angeli, ora dei diavoli.
fotografie di plastica di un momento difficile.

ho fatto una barchetta di parole e l'ho posata sull'acqua, soffiandoci sopra l'ho vista zigzagare.
poi, all'improvviso, l'acqua se l'è presa.
l'inchiostro si è scomposto e le parole insieme a lui.così, sciolte dall'acqua, sono state inghiottite fino a scomparire.

mi sono coperta di sole e di acqua, di terra e di rovi, di muschio e di foglie, di api e formiche.la bocca intenta a respirare.
sembravo un giardino.
ti facevo entrare per toccare il cuore
entravi per toccare il fondo
deve essere così che i cuori affondano.
le circostanze non ci sorprendono, ci si sono già presentate senza averle colte, ma le circostanze sono fatte così.timide e instancabili, vanno e vengono davanti alla nostra porta, sempre uguali a se stesse, basterebbe allungare la mano per fermare quelle che passano.ma le mani le abbiamo regalate, ci siamo levati le scarpe e abbiamo voluto camminare scalzi a testa in giù, guardando il mondo come alberi appesi al cielo.sognando sogni da bambini.fantasticando per rivestire le cose, quando le cose erano divinamente nude.
forzare gli occhi in direzioni differenti tenendoli d'occhio.